La Zeza è una scenetta carnevalesca cantata di origine settecentesca, dapprima tramandata oralmente e solo alla fine del 1800 trascritta, secondo le diverse tradizioni popolari. La Zeza è interpretata solo da attori uomini, poiché alla donne, come nell’antica commedia greca, l’esposizione al pubblico era vietata. La Zeza di Cesinali venne scritta nel 1971 da Antonio La Sala, mettendo insieme i racconti più antichi narrati dai cesinalesi. I primi anni porta in scena solo uomini, ma successivamente partecipano anche le donne. La prima manifestazione che vede protagonista le donne, vestite da uomini, è del 1981, tenuta a Barletta (BA), dove Cesinali si classifica al II posto su 92 gruppi in gara. La Zeza rappresenta le vicissitudini di una famiglia di Cesinali. La storia è ambientata nel XVI secolo, quando il comune di Cesinali era un semplice casale longobardo di Abellinum, odierna Atripalda. I principali protagonisti sono: Pulcinella, nome preso in prestito da uno dei personaggi della Commedia dell’Arte, per il suo carattere vulnerabile, egoista e buffone, Zeza, la moglie e la figlia Porzia (Purziella). Lo spettacolo interamente cantato, si sviluppa tra vari scontri. Porzia nella giusta età per maritarsi è ostacolata dal padre al contrario della madre. Il primo a giocare con i sentimenti della giovane fanciulla è un marinaio. Ad osteggiare l’amore tra i due giovani è il prepotente Pulcinella, che intuisce l’intenzione del forestiero, ma intanto Porzia “manca” col bel marinaio. Nel frattempo, il guappo del paese, don Zinobio, ricco e acculturato tenta di conquistare la bella Porzia, ignaro della perduta verginità della giovane. Il marinaio approfitta della situazione per scappare. Ancora una volta Pulcinella si oppone al questo matrimonio, pur sapendo che la figlia non è più vergine. La discussione tra i due arriva alle mani e degenera in una sparatoria, dove il guappo ferisce gravemente Pulcinella. A questo punto, compare sulla scena il medico del paese, don Nicola, che acconsente di salvare Pulcinella solo a patto che questi gli dia in sposa la figlia. “… io so mierico e so dottore, sta botta toia ma fico ra sanà, se tu mi rai a figlieta pè muglieruzza…” Per Porzia e per i suoi genitori questo matrimonio era la giusta soluzione, sia dal punto di vista economico, ma principalmente perché Porzia era incinta del marinaio. La rappresentazione si chiude con le nozze di Porzia e don Nicola. Durante i festeggiamenti per il matrimonio si mette in scena la quadriglia, un ballo dell’epoca di origine francese. Gli uomini indossano vestiti da cacciatori con archibugio o scoppietta. Le donne sono vestite da pacchiane, tipico abito elegante delle contadine; gonna molto larga a fiore di cotone, camicetta bianca di cotone, davanti il “mantesino” e al di sopra un corpetto in velluto. Alla quadriga balla la sposa, il marinaio, Pulcinella con Zeza, ma non partecipano alle danze don Zenobio e don Nicola.